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La tempesta che stiamo affrontando ci permette di osservare la velocità di adattamento e risposta delle utility; abbiamo intervistato Stefano Cagnoli, presidente del Comitato Italiano Gas che ci ha spiegato le potenzialità di un periodo complesso come quello che ci troviamo ad affrontare in questi giorni.

Come l’innovazione può aiutarci a rendere efficaci i servizi di pubblica utilità rispetto a momenti critici come quello che ci troviamo a vivere?
 
La riscoperta del lato buono del web in questi giorni ci ha permesso di lavorare e di essere operativi ad alto livello.
 
Internet, soprattutto negli ultimi anni, è stato oggetto di numerose critiche mosse da coloro che lo dipingono come uno strumento capace di generare i peggiori sentimenti. In realtà, quello che stiamo vivendo oggi ci riporta all’origine del web stesso.
 
Si tratta di un salto importante dal punto di vista culturale che siamo stati chiamati a compiere in questo preciso momento storico ma che resterà per sempre. Utilizzare il web nell’attuale situazione di isolamento come strumento per mantenere vivi i servizi essenziali (ma anche per continuare a coltivare i rapporti umani) è accadimento davvero straordinario.
 
Un accadimento che dovrà rimanere come bagaglio culturale frutto di questi giorni complessi.
 
Sviluppare questi strumenti ci aiuterà a migliorare anche la qualità del lavoro, la responsabilizzazione del singolo che, prestando la propria attività lavorativa da remoto, deve rispondere in termini di risultato e non di tempo.
 
A mio avviso questo rappresenta il punto di partenza per poter porre in essere un’evoluzione del nostro sistema.
 
Stiamo lavorando in modo efficace anche se con un metodo differente. Grazie al web siamo in grado di agire per supportare l’erogazione dei servizi pubblici di pubblica utilità e quindi di ridurre i disagi alla popolazione e alle strutture in prima linea nell’emergenza.
 
Abbiamo apprezzato la riscoperta del lato positivo del web, della forza di questo strumento utilizzato quotidianamente che ci consente di dematerializzare la nostra presenza fisica in moltissime attività e di dare a chi è obbligato ad agire sul campo un adeguato supporto organizzativo e logistico fondamentale.
 
Spesso abbiamo cercato di ragionare sul tema smart city dal punto di vista dell’evoluzione tecnologica e spesso, in questo ragionare, si è caduti in una sorta di “tecnocrazia”. Oggi invece ci stiamo rendendo conto che le città senza i cittadini per le strade sono un non luogo anche se ipertecnologico.
 
Ecco che allora il Sistema dei Servizi che servirà la Città del domani dovrà avere al centro la PERSONA e non la tecnologia: questa si dovrà adattare alle necessità dell’Uomo e non viceversa. In questo la riscoperta del “lato buono” perché utile alle necessità Umane fondamentali del web insegna molto.

 
Molti strumenti tecnologici utili a supportare l’evoluzione dei servizi già esistono ma si scontrano a volte con una sorta di pregiudizio nel loro uso a volte giustificato da una naturale resistenza al cambiamento.
 
La situazione attuale, invece, ci costringe forzatamente a cambiare abitudini e a gestire tutto quanto è possibile “da remoto”, senza una presenza fisica, una situazione nuova uno stato che potremmo definire “di guerra” da cui però imparare e fare esperienza: trasformare il problema in opportunità.
 
Questo cambio di abitudini verrà senz’altro, o almeno si spera, trasferito anche nel post emergenza aprendo scenari del tutto innovativi sia nel modo di rapportarsi con gli atri sia nel modo di lavorare. Fino ad oggi, abbiamo operato poco tramite web, ora invece siamo improvvisamente costretti a cambiare atteggiamento.
 
Chiunque di noi si trovava in precedenza a gestire “fisicamente” alcune attività ha ora compreso che per tali attività si possono utilizzare una serie di servizi, migliori e già attivi, attraverso il web e questo va di pari passo con una necessario aumento del senso di responsabilità del singolo e delle metodologie di misura della bontà del lavoro da parte delle imprese e delle aziende. Io sono convinto che si stia vivendo, da questo punto di vista, un importante passaggio culturale e che questo sta avvenendo in modo accelerato a causa della situazione di necessità.
 
La pratica di prestare attività lavorativa dalla propria abitazione è sempre stata vista con diffidenza e pregiudizio, oggi invece siamo chiamati a comprendere che la gestione delle attività senza presenza fisica è possibile e si impone come aspetto fondamentale per una società resiliente.
 
Come si può rendere più dinamico il rapporto tra la pubblica amministrazione, le utility e i cittadini?
 
La situazione attuale potrebbe rappresentare una buona occasione per attenuare le rigidità della burocrazia.
 
Vorrei fare un esempio. Una qualunque struttura, in base al modo in cui si decide di costruirla, può essere isostatica o iperstatica. Una mensola incastrata in un muro è un esempio di struttura iperstatica, l’incastro sorregge tutto in maniera rigida e soffre i “cambiamenti”: se crolla l’incastro la mensola cede immediatamente.
 
La copertura della Stazione Centrale a Milano è invece un esempio di struttura isostatica in cui è la forma che sorregge la struttura attraverso vincoli statici, chiamate cerniere, che la rendono in grado di adattarsi alle deformazioni ad esempio causate dalla temperatura. La mensola è come se rappresentasse la burocrazia oggi mentre noi, al pari di una struttura isostatica, dobbiamo essere capaci di adattarci alle innumerevoli e a volte imprevedibili varianti della vita.
 
Ecco allora la sfida: rendere le strutture di servizio al cittadino, tra cui la burocrazia è di solito il paradigma negativo, da strutture iperstatiche a strutture isostatiche ovvero capaci di adattarsi alle necessità delle persone.
 
La speranza è dunque quella di poter rivedere, grazie questa criticità, i modelli sociali ed economici non solo in ambito nazionale ma anche Europeo?
 
In tutti i momenti storici caratterizzati da una grande rivoluzione, come durante le guerre o le grandi epidemie, l’umanità compie, combattendo il dramma, un salto evolutivo che la rafforza e questo dobbiamo augurarci stia accadendo anche ora.
 
Tutti ci auguriamo ovviamente che questa situazione perduri il minor tempo possibile ma più si allungheranno i tempi più saremo costretti a rendere “quotidiano” il nuovo modo di vivere che in questi giorni stiamo sperimentando. Vi sarà dunque un’evoluzione a seguito della crisi e starà a noi il compito di non disperderne il lato positivo così faticosamente guadagnato e saperlo coltivare nei suoi frutti positivi.
 
Un esempio eclatante arriva dalla scuola, caratterizzata in Italia normalmente da un’impostazione molto tradizionale potremmo dire “iperstatica”, da sempre in difficoltà ad adattarsi ai cambiamenti temporali in tempi rapidi. Ebbene nel giro di pochi giorni è riuscita a dar vita ad un passaggio incredibile, rendendo accessibile la didattica online per un numero altissimo di studenti a tutti i livelli adattandosi alla situazione di emergenza e trasformandosi in chiave “isostatica”. Questo è stato reso possibile proprio grazie alle capacità di adattamento di Docenti e Studenti che hanno reagito positivamente alla crisi di fatto combattendola.
 
Questa è la regola che dovrebbe governare la nostra società e questa è l’eredità che ci verrà lasciata al risolversi dell’attuale situazione.
 
Servizi come l’IoT, e altri possono diventare ora fondamentali?
 
Penso che l’IoT avrà un futuro se diventerà mezzo per realizzare l’Internet delle Persone (Internet of People :IoP)
 
Il rapporto tra utility e pubblica amministrazione diventa così fondamentale, l’internet delle cose ci aiuterà a leggere i dati che dovrebbero governare una città.
 
Una Città delle Persone è una città intelligente e tutto quello che consentirà l’IoP aumenterà quindi la resilienza del sistema ovvero la sua capacità di superare i momenti critici, proprio come sta facendo in web in questo difficile momento. Proprio grazie alla resilienza così perseguita ora è possibile seguire una lezione da casa, organizzare il lavoro da remoto e far girare l’informazione all’interno di una rete di canali condivisa e non one to one.
 
L’esempio della funzione gerarchica rilevante dell’ IoP rispetto a quella dell’IoT in ottica di resilienza , è nel rapporto con il Supermercato in questi giorni di isolamento forzato: è fondamentale che con il negozio esista un collegamento e una interazione con la Persona (IoP) piuttosto che con un oggetto di casa quale il frigorifero (IoT).
 
Il collegarmi allo store online e ordinare la mia spesa aumenta le mie opzioni di agire e quindi la mia resilienza e con essa la resilienza della comunità con cui convivo. Questo della spesa alimentare è un servizio già esistente ma poco utilizzato fino ad oggi ma che in un periodo come questo è diventato fondamentale tanto è vero che in poco tempo è stato saturato per il massiccio uso.
 
La potenza della connessione tra esseri umani fa la differenza da sempre e il superamento dei momenti critici è anche funzione di come la società e quindi tutti noi riusciamo a mantenerci uniti benché lontani.